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		<title>tradimento dei chierici (1). La blogfest di Riva del Garda</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Sep 2008 16:48:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sigmundf</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;incontro dei bloggaroli italici con l&#8217;autoelettosi mozillone-capo di Telecom Italia è stato il momento della verità della blogfest. Al di là delle chiacchiere che sono girate, s&#8217;è vista all&#8217;opera la solita vecchia bestia: i (mezzi) intellettuali di corte in atto di omaggio al (mezzo) potere di un (mezzo) potente di un ex-grande gruppo, in una coreografia adatta a preservare lui e loro da qualsiasi rischio di verità. Scena antica, che ha imbarazzato pochissimi: non ex-<em>baby-fac</em>e Bernabé, non gli organizzatori, non la maggior parte dei bloggaroli ivi riuniti a rimirare l&#8217;ombra del potere che finalmente si accorge di loro. </p>
<p><span id="more-26"></span></p>
<p>Però un momento di verità. Per chi stava lì a osservare la congrega di passivi bloggers, l&#8217;urgenza di non dare retta a nessuna speranza di una qualche DIFFERENZA. I bloggaroli non sono diversi, sono l&#8217;immagine fedele della sfatta piccola borghesia semi intellettuale di un paese che si sta assestando stabilmente nella fascia alta del Secondo Mondo. E i top bloggers sono per larga parte l&#8217;emulsione galleggiante di questa web mucillagine, la condensano intensamente e senza vergogna. Con qualche voce articolata di presa di distanza, come<span style="color:#3366ff;"> http://www.mazzei.milano.it/2008/09/17/la-blogosfera-italiana-alla-blogfest-il-nulla-vestito-a-festa/</span>.</p>
<p>E&#8217; ora di fare i conti con questo mondo modesto che si regge sulla cooptazione incrociata, come tutte le micro corporazioni italiche. Bisogna andarli a leggere, questi top bloggers, senza simpatie a priori, vedendo quello che scrivono, come lo scrivono, gli interminabili <em>exercices in futilities</em> e la piattezza della loro lingua, specchio del pensiero. Bisogna andare a valutare le idee che esprimono, le parole che usano, le code lunghe di luoghi comuni che rimbalzano senza speranza: occorre un Flaubert dei top bloggers, che scriva un altro <em>Dictionnaire des idées reçues</em>. Bisogna misurare impietosamente il peso reale della loro comunicazione nella comunicazione sociale di questo paese: quanta influenza hanno sul serio come singoli bloggers e come insieme, chi li legge, se in realtà passano il tempo a leggersi tra loro, se per caso riproducono forme e modi da microcasta o da gruppetto di micropotere inventato. Una microcasta tanto più patetica quanto più sa di non avere presa alcuna su ciò che accade.</p>
<p>Analizziamo, misuriamo, raccontiamo (ad es. la vicenda di BlogBabel, non abbastanza nota &#8216;fuori&#8217; ). Sottoponiamo il narcisistico e fatuo mondo dei bloggers nostrani  ai dolori costruttivi della indagine empirica sociologica, semiologica e altra. Ricostruiamo le loro reti, gruppi, gruppuscoli e agglutinazioni. Facciamo loro non la Blogfest ma la festa. Molti si scioglieranno come fuochi fatui. Con i sopravvissuti varrà pena parlare, leggerli, prenderli sul serio. Se poi continueranno a sentirsi aspiranti giornalisti &#8211; un desiderio incomprensibile a qualsiasi persona dabbene, eppure ossessivo a Riva del garda -, beh, li perdoneremo. Forse.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sigmundf.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sigmundf.wordpress.com/26/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sigmundf.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sigmundf.wordpress.com/26/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sigmundf.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sigmundf.wordpress.com/26/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sigmundf.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sigmundf.wordpress.com/26/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sigmundf.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sigmundf.wordpress.com/26/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sigmundf.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sigmundf.wordpress.com/26/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sigmundf.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sigmundf.wordpress.com/26/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sigmundf.wordpress.com&amp;blog=2324469&amp;post=26&amp;subd=sigmundf&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Da Veltroni a Cerami, passando per l&#8217;Alaska</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Sep 2008 22:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sigmundf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sinalunga, Siena, scuola di formazione del PD. Veltroni parla a mille giovani. Parte una sequenza di Into the wild, con sublime frasetta dal diario del morente protagonista: &#8220;la felicità è reale solo quando è condivisa&#8221;. Banalità da santino, priva di senso e di importanza. Conta di più la scelta del film. Into the wild è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sigmundf.wordpress.com&amp;blog=2324469&amp;post=19&amp;subd=sigmundf&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sinalunga, Siena, scuola di formazione del PD. Veltroni parla a mille giovani. Parte una sequenza di <em>Into the wild</em>, con sublime frasetta dal diario del morente protagonista: &#8220;la felicità è reale solo quando è condivisa&#8221;.</p>
<p>Banalità da santino, priva di senso e di importanza. Conta di più la scelta del film. <em>Into the wild</em> è la storia del suicidio lento di uno psicotico grave, sorretto da un delirio ideologico di rifiuto di Babilonia e delle sue cose sporche, e di una regressione verso la purezza salvifica dell&#8217;Origine. Da bravo figlio della Metropoli, il protagonista cerca nella <em>wilderness</em> e nella simmetrica negazione del peso del corpo la possibilità di una palingenesi sociale e personale. Doppia ascesi, doppia purificazione, per liberarsi da Satana dentro e fuori.</p>
<p>Fin qui, niente di che: una modesta vicenda privata che ripercorre le logiche dell&#8217;anoressia, ma puntellate da una buona dose di falsa coscienza politicamente corretta. Neanche c&#8217;è da meravigliarsi che sia tanto piaciuto agli adolescenti e tardoadolescenti di una sottocultura politica che si sente sconfitta. In fondo il film sintetizza le fantasie arcadiche di una piccola borghesia semi intellettualizzata priva di progetto politico vero e di presa sulla realtà. La Metropoli ci sfugge, la Modernità ci scivola tra le mani, rifugiamoci laddove il sociale perde peso, nel Nulla di una  mitica natura primitiva, e nei recessi dell&#8217;ultimo sacrario difendibile per il nostro io: il nostro corpo.</p>
<p>Il film è pessimo. Personaggi che sono stereotipi puri. La solita famiglia-pseudo inferno che dovrebbe      <span id="more-19"></span>spiegare quasi tutto perché condensa la schifezza di una società. Gli sprazzi di solidarietà e vitalità che sarebbero prerogativa di qualche frammento di proletariato. L&#8217;immancabile flash flood che distrugge quella protesi di Satana che è la scassata automobile dell&#8217;eroe, e dunque lo libera (saggezza infinita della Natura). Una coppia di hippies attardati che avrebbe dovuto spingere il pubblico a risate sguaiate, e invece no&#8230; L&#8217;Alaska come luogo della verginità ritrovata: una  romanticheria d&#8217;accatto che può far sognare solo chi non c&#8217;è mai stato &#8211; cioè quasi tutti -, o chi c&#8217;è stato e non è riuscito a &#8216;vedere&#8217; di quanta socialità potente ogni angolo di quegli spazi è intriso, e di quanta ambiguità. La Palin governatrice dell&#8217;Alaska che piace alla piccola borghesia e al semi proletariato della <em>heart land</em> USA è l&#8217;esatto simmetrico del Christopher McCandless che piace agli orfani politici della nostra semiborghesia &#8216;illuminata&#8217;, gli orfani adolescenti del popolo di <em>La Repubblica</em>, la marea luddista dei <em>nimby</em>, degli anti-velocità, degli anti-scienza, anti-nuke, anti-carbone, anti-tunnel, i cultori della burla omeopatica, i newagers in tutte le loro varianti ecc, </p>
<p>L&#8217;uso di questo film come cisti di mito segnala la povertà culturale di chi si è preteso leader di un progetto di modernizzazione. Lasciamo perdere per un attimo i contenuti e guardiamo il linguaggio. La scrittura filmica di <em>Into the wild</em> è arcaica, una cinepresa da socialismo reale, senza un guizzo di innovazione e di sorpresa sintattica. La prevedibilità dei piani e delle sequenze è disarmante, e televisiva. La recitazione fa invocare lo Actor&#8217;s Studio. Chi guarda e cerca lo &#8220;specifico filmico&#8221; del buon Aristarco si impantana in una banalità formale della narrazione che dice l&#8217;essenziale: questo è un film vecchio, fatto da e per i sanfedisti della contro-modernità. Quasi quasi uno si rimpiange Ken Loach.</p>
<p>Ed eccoci a Vicenzo Cerami. Per chi non se ne fosse accorto è il Ministro della Cultura e simili nel Governo ombra veltroniano. L&#8217;uomo giusto al posto giusto. Quello che è riuscito a imbolsire in melensaggini persino lo straordinario talento naturale di Roberto Benigni. Il tipico Nulla della semi-gauche-uova-di-lompo di un po&#8217; di terrazze, giardinetti e salottini romani. Ma Vincenzo Cerami è importante. Ci fa capire che il ricorso a <em>Into the wild</em> non è stato un incidente, ma la manifestazione di una mezza cultura corriva e incapace di forza o visione. Cultura-spettacolo, senza tensione interna e fame di rappresentare e leggere il mondo. Cultura della strizzata d&#8217;occhio complice che ci fa riconoscere tra noi e dalla parte giusta. Una cultura dell&#8217;appartenenza e non della esplorazione. E dunque il veltronismo come malattia infantile del berlusconismo.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/sigmundf.wordpress.com/19/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/sigmundf.wordpress.com/19/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sigmundf.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sigmundf.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sigmundf.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sigmundf.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sigmundf.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sigmundf.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sigmundf.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sigmundf.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sigmundf.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sigmundf.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sigmundf.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sigmundf.wordpress.com/19/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sigmundf.wordpress.com/19/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sigmundf.wordpress.com/19/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sigmundf.wordpress.com&amp;blog=2324469&amp;post=19&amp;subd=sigmundf&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>paranoia (1). Immaginiamo complotti per colpa della morte di dio?</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2007 07:53:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sigmundf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo pretende Karl Popper, in qualche paginetta di Conjectures and Refutations. “La teoria sociale della cospirazione non è altro che una forma di [...] teismo, di una fede in divinità i cui capricci e desideri governano ogni cosa. Deriva dall&#8217;abbandono di Dio e dalla conseguente domanda: Chi c&#8217;è al suo posto? Questo posto viene quindi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sigmundf.wordpress.com&amp;blog=2324469&amp;post=18&amp;subd=sigmundf&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img src="http://sigmundf.files.wordpress.com/2007/12/almanacco-complotto_2.png?w=450" alt="almanacco-complotto_2.png" /><span class="Apple-tab-span" style="white-space:pre;">	</span></p>
<p style="text-align:left;">Lo pretende Karl Popper, in qualche paginetta di <span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;">Conjectures and Refutations. </span>“La teoria sociale della cospirazione non è altro che una forma di [...] teismo, di una fede in divinità i cui capricci e desideri governano ogni cosa. Deriva dall&#8217;abbandono di Dio e dalla conseguente domanda: Chi c&#8217;è al suo posto? Questo posto viene quindi occupato da vari uomini e gruppi di potere, sinistri gruppi di pressione sui quali deve ricadere la colpa di aver progettato la Grande Depressione e tutti i mali di cui soffriamo”. </p>
<p style="text-align:left;">Dio muore, e noi, mutilati del senso delle cose, produciamo narrazioni di complotti per restituire alla realtà un deus ex machina e un surrogato di senso? Proprio non sta in piedi.</p>
<p><span id="more-18"></span>
<p style="text-align:left;">Le teorie cospiratorie prosperano nelle epoche religiose e in quelle miscredenti. Gli dei servono ben spesso da rinforzo ai complotti, le religioni riempiono il mondo di mitologemi e ipotesi di congiure. La presunta conseguenza logica &#8211; ritroviamoci qualche dio così diminuiamo il tasso della paranoia sociale &#8211; ripugna a qualsiasi persona dotata di occhi per vedere e di mente per ricordare.</p>
<p style="text-align:left;">Veramente Popper ha scritto queste frasette per arrivare ad altro: alla critica implicita del funzionalismo nelle scienze sociali, con la sua tendenza a cogliere  sempre una interdipendenza funzionale tra tutto ciò che accade in un sistema sociale, che è poi un altro modo per riempire a forza di senso la realtà. Secondo lui le sceinze sociali dovrebbero piuttosto far vedere quanto i comportamenti che mirano a determinati risultati quasi mai li conseguono, e come il sociale sia una rete di imprevidibili effetti perversi. I complotti non funzionano mai del tutto, come nessuna azione umana che persegue razionalmente uno scopo. Pareto ritrovato&#8230;</p>
<p style="text-align:left;">A prendere sul serio le frasette ci sono invece alcuni commentatori e il curatore dell&#8217;ultimo Almanacco Guanda (<span style="font-style:italic;" class="Apple-style-span">Il complotto. Teoria, pratica, invenzione</span>, Parma 2007). Così l&#8217;inconsapevole Popper si ritrova a dover puntellare un discorso sul complotto che è senza idee e si perde in problemi del tipo: ma che ne facciamo delle teorie cospiratorie se poi i complotti ci sono sul serio?</p>
<p style="text-align:left;">Giorello è imbarazzante: da accademico definitivamente spompato qual&#8217;è, apre con Saramago (non lo farebbe neanche la casalinga di Voghera), glossa rapidamente una antologia recente sulle teorie cospiratorie, si incarta tra verità manifesta e verità nascosta,  e la butta in caciara concludendo sublime: “Ma tale diritto non è che un nome per libertà”.</p>
<p style="text-align:left;">Eco è più furbo. Usa pure lui Popper, che faceva tanto chic (ma Eco ha la sua età, e sullo chic è rimasto indietro). Se la prende con un repertorietto di cospirazioni che non meritava neanche di essere aperto.  Dà qualche datata indicazione bibliografica. Usa un altro diventato ahimé da giro chic démodé, lo Simmel dell&#8217;<span style="font-style:italic;" class="Apple-style-span">Exkurs</span> sul segreto. Uno o due paradossi sparsi,e Scaramella per concludere. In fondo è solo una bustina di Minerva&#8230;</p>
<p style="text-align:left;">Se la cavano meglio gli storici, e quelli che narrano qualche cospirazione presunta. Almeno lì c&#8217;è la carne del pensiero cospiratorio, la logica della sovrainterpretazione, la paranoia individuale e sociale nel sua maestà. Meglio di tutti però Filippo Ceccarelli, la storia alla Borges di una Biblioteca infinita di complotti che a sua volta sembra un complotto, il paziente accumulo &#8211; di chi? per chi? perché? &#8211; di miriadi di opuscoli, pamphlet e altre tracce marginali e interstiziali dei complotti della Repubblica, e l&#8217;invito a produrre pensiero cospiratorio che viene da questa misteriosa e anonima massa di segni e indizi di cospirazioni. Del resto il rapporto tra complotto e libro, o Libro, è essenziale da sempre.</p>
<p style="text-align:left;">Il problema vero rimane fuori dalle 216 pagine.  Non conta se un complotto è vero o falso, se concretizza dio o lo sostituisce. Conta chiedersi: perché alcuni &#8216;complotti&#8217;  funzionano nella mente della gente, e altri no? Cosa costruisce l&#8217;ovvietà sociale di un complotto, ovvero il fatto che a tanti quella costruzione narrativa suona immediatamente autentica o plausibile? Quale è la retorica vincente del complotto? Come, quando e forse perché il pensiero paranoico diventa la forma prevalente del pensiero di un aggregato di persone, dalla coppia alla nazione? A me pare questa la domanda cruciale. E lasciamo dio morire in pace. </p>
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		<title>la mucillagine e Veltroni</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2007 17:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sigmundf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dunque siamo una mucillagine. I Rapporti annuali del Censis valgono per le metafore sintetiche delle prime pagine. Il resto è quasi sempre già noto, disorganico e deludente. Anche le metafore lo sono spesso. Ma questa volta la metafora lavora bene: mucillagine, poltiglia. Una società depressa e sfatta che cerca disperatamente un progetto, una visione e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sigmundf.wordpress.com&amp;blog=2324469&amp;post=16&amp;subd=sigmundf&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://sigmundf.files.wordpress.com/2007/12/mucillagine.png?w=450" alt="mucillagine" />
<div style="text-align:left;">Dunque siamo una mucillagine. I Rapporti annuali del Censis valgono per le metafore sintetiche delle prime pagine. Il resto è quasi sempre già noto, disorganico e deludente. Anche le metafore lo sono spesso. Ma questa volta la metafora lavora bene: mucillagine, poltiglia. Una società depressa e sfatta che cerca disperatamente un progetto, una visione e un leader per ritrovare consistenza.</div>
<div style="text-align:left;"> </div>
<div style="text-align:left;">Il capocomico ha finito il suo ciclo carismatico. Per qualche anno era stato carisma autentico, ma al servizio della politica come teatro, senza progetto e senza coraggio. Gli rimangono balbettii populisti e qualche finto guizzo tipo Partito delle Libertà. Ma il blob se lo è inghiottito in fretta.</div>
<div style="text-align:left;"> </div>
<div style="text-align:left;">Prodi è il suo specchio inverso: zero capacità di trasmettere passione, zero carisma, la melina al centro campo come vocazione profonda.</div>
<div style="text-align:left;"> </div>
<div style="text-align:left;">Veltroni invece è la rivincita della politica come professione. Parla con Fini come ce se la intende tra professionisti.  Parla col capocomico perché Berlusconi blobbato si crede politico, e così perde il poco d&#8217;anima </div>
<div style="text-align:left;">carismatica</div>
<p><span id="more-16"></span>
<div style="text-align:left;">che gli rimaneva. Fa finta di rimescolare le carte, tra destra e sinistra, tra welfare e animal spirits, tra l&#8217;inglese e l&#8217;italiano, tra Zapatero e il pastore tedesco. Fa lezioni sulla politica che uno legge con la matita in mano, e che finisce senza averla mai usata. Si fa scrivere un progetto politico che al confronto il duetto Giddens-Blair “makes an everlasting impression”. E sopratutto media, su tutto e tutti e ogni cosa, sempre, per non perdere mai il consenso di nessuno, salvo che dei tassinari. Agenzie su chi eviterà ad Alitalia la sacrosanta bancarotta. Bisogna scegliere tra Air France/KLM e AirOne/Intesa? “La cosa che mi piacerebbe di più è che le proposte di Air France e AirOne si incrociassero”, sichiara il Ventroni con mirabile sintesi di se stesso.</div>
<div style="text-align:left;"> </div>
<div style="text-align:left;">Roma è il suo specchio. Una città sempre più fondale di scena, degradata e ingaglioffita nella sua sostanza quotidiana. Il problema non è se funziona peggio o meglio di prima (la risposta vera è che funziona male come prima), se è più pulita o più sporca (è sporca come prima), se ci sono più o meno buche per le strade per le strade ecc. Dopo decenni di DC simil-sbardella, dopo la parentesi berlinguerian-martirologica di Petroselli, è arrivato Rutelli, all&#8217;insegna di “Torpignattara val bene una messa”, o anche due, più qualche concessione edilizia&#8230; Proprio lo stile e il messaggio più consoni all&#8217;anima peggiore e quasi eterna della città.</div>
<div style="text-align:left;"> </div>
<div style="text-align:left;">Dopo Rutelli ci sarebbe voluto un Bassolino della prima ora, capace di un colpo di reni di identità, di etica e di valori che riuscì a mobilitare trasversalmente Napoli. I napoletani ritrovarono per qualche anno la sensazione di valere, che Napoli ne valeva la pena, che dignità, rispetto delle regole della vita comune e slancio economico potevano andare di pari passo. Così per un po&#8217; si sono anche fermati ai semafori rossi.</div>
<div style="text-align:left;"> </div>
<div style="text-align:left;">Veltroni è stato incapace di questo slancio etico e di identità. Festival, notti bianche, spettacolo, messe in scena, circo e pane (in quest&#8217;ordine): è stato questo il messaggio di identità ‘modernizzante’ percepito dai romani. Sfavillio povero da confini dell&#8217;Impero, coorti di cortigiani, il sostegno del generone e del generino soliti di questa città,  la comunicazione come surrogato della realtà.</div>
<div style="text-align:left;"> </div>
<div style="text-align:left;">I romani hanno capito al volo. Passano sempre più col rosso, compresi i mezzi pubblici. Viaggiano in auto e in moto sui marciapiedi. Bloccano, anche con le auto del comune e della polizia municipale, le strisce pedonali, gli angoli degli incroci, i passaggi per i disabili e tutto ciò che fa risparmiare qualche euro delle strisce blu. Insultano per un nulla.  Esercitano prepotenze continue. Fregano ai ristoranti e sui taxi. Comprano tutti appassionatamente ai suk dei marciapiedi della mafia del contraffatto, e soprattutto nei quartieri della piccola borghesia finto-benestante.</div>
<div style="text-align:left;"> </div>
<div style="text-align:left;">Città <span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;">lumpenbourgeoise </span>per eccellenza<span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;">. </span>Città marcia senza grandezza, senza neanche la vitalità del&#8217;invidualismo animalesco. Ma è marcia perché nessuno le propone valori, norme, una identità forte e un progetto vero come fondamenta di una sua nuova compattezza sociale. Appena la norma arriva convinta e ha un senso forte, la città la accoglie con sollievo profondo, perché ha fame di valori: non si fuma più &#8211; ripeto: più &#8211; nei ristoranti e nei luoghi pubblici (ma si fuma negli uffici comunali&#8230;).</div>
<div style="text-align:left;"> </div>
<div style="text-align:left;">Roma soffre di una disgregazione sociale e di una anomia che sono una richiesta dolorosa indirizzata a chi dovrebbe goverarla, e che non sia il pastore tedesco.  Ma l&#8217;identità etica e la capacità di incarnare la forza di un contratto sociale sono proprio la parte vuota di Veltroni, a meno che non ci si dia a esotismi africani. In questo senso Roma è la verifica provata e lo specchio del veltronismo.</div>
<div style="text-align:left;"> </div>
<div style="text-align:left;">Veltroni è corrivo al consenso. Non è contrario, naturalmente, alla necessità teorica dell&#8217;etica e dei valori come moltiplicatore di un  progetto politico. Solo che non è roba sua. A meno che non si convinca che gli è politicamente utile, e che costituisce un supplemento d&#8217;immagine. Allora saprà anche trovare le parole &#8211; le parole &#8211; per offrire al paese l&#8217;afflato etico come ulteriore ciuffo kennediano di se stesso.</div>
<div style="text-align:left;"> </div>
<div style="text-align:left;">Non sono sicuro che questo paese affamato di identità vere se ne possa contentare. Anche le mucillagini sono esigenti. </div>
<div style="text-align:left;"> </div>
<div> </div>
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