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Da Veltroni a Cerami, passando per l’Alaska

Mercoledì 17 Settembre 2008

Sinalunga, Siena, scuola di formazione del PD. Veltroni parla a mille giovani. Parte una sequenza di Into the wild, con sublime frasetta dal diario del morente protagonista: “la felicità è reale solo quando è condivisa”.

Banalità da santino, priva di senso e di importanza. Conta di più la scelta del film. Into the wild è la storia del suicidio lento di uno psicotico grave, sorretto da un delirio ideologico di rifiuto di Babilonia e delle sue cose sporche, e di una regressione verso la purezza salvifica dell’Origine. Da bravo figlio della Metropoli, il protagonista cerca nella wilderness e nella simmetrica negazione del peso del corpo la possibilità di una palingenesi sociale e personale. Doppia ascesi, doppia purificazione, per liberarsi da Satana dentro e fuori.

Fin qui, niente di che: una modesta vicenda privata che ripercorre le logiche dell’anoressia, ma puntellate da una buona dose di falsa coscienza politicamente corretta. Neanche c’è da meravigliarsi che sia tanto piaciuto agli adolescenti e tardoadolescenti di una sottocultura politica che si sente sconfitta. In fondo il film sintetizza le fantasie arcadiche di una piccola borghesia semi intellettualizzata priva di progetto politico vero e di presa sulla realtà. La Metropoli ci sfugge, la Modernità ci scivola tra le mani, rifugiamoci laddove il sociale perde peso, nel Nulla di una  mitica natura primitiva, e nei recessi dell’ultimo sacrario difendibile per il nostro io: il nostro corpo.

Il film è pessimo. Personaggi che sono stereotipi puri. La solita famiglia-pseudo inferno che dovrebbe       (continua…)